Interviste ad artisti vari

Taste My Dream: an interview with Matt Hammers

matt hammers
09/02/2024
Intervista a Matt Hammers condotta da Marco Del Longo.
Traduzione di Domizia Parri.

English version Below

Marco: Ciao Matt! Presentati ai fan italiani di Steven Wilson e dei Porcupine Tree!

Matt Hammers: Mi chiamo Matthew Hammers e sono il proprietario e creatore del blog All the Blue Changes – a no-man retrospective, nato inizialmente come fan-site e ora diventato una cronaca semi-ufficiale della storia dei no-man, la partnership musicale tra Tim Bowness e Steven Wilson. Ho incontrato per la prima volta la musica di Steven tra 2015 e 2016, quando ho ascoltato un brano da Fear of a Blank Planet: si trattava della title track o di ‘My Ashes’. Pensai che fosse un bel pezzo, anche se all’epoca ero profondamente interessato ad altri generi di musica. Tuttavia, Steven è riapparso inaspettatamente quando ho iniziato ad appassionarmi ai King Crimson e ho iniziato a notare il suo nome sui remix che stavo acquistando di Lark’s Tongue in Aspic, Red e Discipline, e col passare del tempo ho iniziato a realizzare che avevo già sentito il suo nome in giro. Andai quindi in un negozio di dischi e comprai una copia di The Raven that Refused to Sing, che piacque molto anche a mio padre, il quale ascolta molti gruppi di prog classico.
È stato solo durante il mio secondo anno di università che sono finalmente diventato fan dei Porcupine Tree. Mi sono avvicinato a loro nel modo più strano, attraverso Richard Barbieri e il suo legame, ovviamente, con la band Japan. I miei primi veri incontri con gli album dei Porcupine Tree furono Stupid Dream, Lightbulb Sun e il bootleg NEARfest del 2001, e poi mi innamorai di tutto quello che avevano fatto. I no-man entrarono in scena circa un anno dopo, quando notai che c’era un album con Robert Fripp e diversi membri dei Japan e dei Porcupine Tree di cui non avevo mai sentito parlare. Era, ovviamente, Flowermouth, il mio primo vero e proprio approccio alla band. Mi sono innamorato veramente dei no-man – invece di considerarli semplicemente un’altra band che mi piaceva – nel 2019. Stavo facendo uno stage per un teatro e stavo tornando a casa dopo una giornata molto frustrante. Era buio, l’autostrada era quasi vuota e la canzone ‘My Revenge on Seattle’ partì in riproduzione casuale. È stato il momento perfetto per me e ho percepito subito ciò di cui Tim stava cantando: era esattamente ciò che stavo provando personalmente. Questo avvenimento mi ha fatto sentire come se ci fosse qualcosa di più tra me e la band, e ha piantato il seme per la creazione del blog, avvenuta quel dicembre.

Marco: Nel blog ripercorri la storia dei no-man, tracciando profili e peculiarità delle singole epoche e canzoni e intervistando i protagonisti. Hai già detto quando è nata l’idea, ma come si è sviluppata concretamente e come sei riuscito a entrare in contatto con tutti i musicisti che hai intervistato?

Matt Hammers: Mi sono reso conto presto che non potevo essere l’unico ad ascoltare quella musica. Ho iniziato a fare qualche ricerca e ho scoperto che online c’era molto poco riguardo alla band. Il modo migliore per descrivere la situazione è che i no-man erano solo un accurato riassunto lungo due paragrafi all’interno dell’elenco dei progetti di Steven Wilson. Ho iniziato a scavare, a procurarmi gli EP, i singoli e tutto il materiale dagli esordi fino al loro lavoro più recente, che è Love You to Bits. Anche se ero in possesso di tutto questo materiale, ho capito che non era sufficiente se volevo scriverne, avevo bisogno di altre fonti. La cosa strana è che i no-man non sono molto citati nella stampa: c’è la primissima fase [1990-1993] e qualcosa da Schoolyard Ghosts in poi. Quindi ho pensato: “E se contattassi via mail alcuni dei musicisti che si sono esibiti nei dischi dei no-man?”
Il primo musicista a cui mi sono rivolto è stato Chris Maitland, che mi ha risposto in un adorabile seppur breve scambio di email. Poi ho iniziato lentamente a costruire un curriculum delle persone: Carl Glover, che è stato coinvolto in quasi tutte le copertine, Ian Dixon, che ha suonato la tromba e il flicorno in Returning Jesus e così via. È stato solo nel giugno 2020 che sono riuscito a contattare Tim Bowness, semplicemente cercando il contatto del suo management e inviando un’e-mail. Due giorni dopo ho ricevuto la sua risposta nella mia casella di posta, dicendo che era pronto a rispondere alle mie domande. Gliene ho mandate circa dodici/quattordici; le guardò e disse: “Oh, aspetta! Sei serio, non sei solo un fan!” Ed è così che è iniziata la nostra relazione. Di solito ci scambiamo e-mail ogni due o tre settimane e di solito non sono legate al lavoro. Alla fine, man mano che le cose andavano avanti, ho continuato ad avere colpi di fortuna, come entrare in contatto con Stuart “The Still Owl” Blagden [il chitarrista originale dei no-man nel 1989], che aveva commentato un mio post su YouTube. Due persone molto importanti a cui devo rivolgere la mia gratitudine sono Michael Bearpark, che è stata una delle primissime persone a contattarmi, e Peter Chilvers: hanno lavorato con Tim tanto quanto Steven, se non da più tempo nel caso di Michael, e sono stati molto utili con gran parte del processo. Ben Coleman è stato probabilmente la persona più difficile con cui entrare in contatto, dato che praticamente non è presente online, al di là di un profilo Facebook privato che né Tim né Michael erano sicuri fosse effettivamente suo. Gli ho soltanto inviato una richiesta di messaggio e lui ha effettivamente risposto. Mi ha scritto che era da molto tempo che non parlava dei no-man, quindi dovevo convincerlo, ma sono riuscito a fargli alcune domande. Non solo mi ha inviato le sue risposte, ma, una volta pubblicata l’intervista, Tim mi ha contattato chiedendomi se avevo ancora l’indirizzo email di Ben: non credo sia effettivamente merito mio, ma mi piace pensare di aver avuto una piccola parte nel fare sì che lavorassero ancora insieme, cosa che è avvenuta su Butterfly Mind [l’ultimo disco solista di Tim] e, più recentemente, con la serie di concerti che Tim ha suonato con la sua attuale band solista.

Marco: Tim recentemente ci ha detto che vorrebbe scrivere del nuovo materiale sia con Steven che con Ben. Non è un piano definitivo, ma è sicuramente nella sua mente.

Matt Hammers: Ben ha detto la stessa cosa quando l’ho intervistato. Non era felice, ma capiva il motivo per cui gli era stato chiesto di lasciare la band [durante le sessioni di registrazione di Flowermouth], in definitiva per ragioni finanziarie, non essendo l’etichetta One Little Indian contenta della direzione che la band stava seguendo. Inoltre, all’epoca Steven voleva esplorare altri territori musicali che non coinvolgessero necessariamente il violino. È così bello vedere che, alla fine, anche loro si sono riavvicinati, dato che Ben si è esibito nell’ultimo disco solista di Steven, nel brano ‘Impossible Tightrope’, così come in ‘What Happens Now’ dei Porcupine Tree nel 2007-2008.
Parlando di altre interviste, ne ho fatta una con Theo Travis di cui non sono stato contento, quindi mi piacerebbe farne una nuova.
Richard Barbieri e Steve Jansen sono stati altri grandi nomi che ho intervistato. L’intervista con Steve Jansen è stata interessante. Gli ho mandato alcune domande e lui mi ha risposto con un messaggio molto carino dicendo: “Ciao Matt, mi dispiace molto ma non posso rispondere perché non rammento molto di quel periodo. Non ho ricordi particolari, però perché non chiedi a Richard [Barbieri]?”. La cosa divertente è che quando ho fatto le stesse domande a Richard, mi ha detto che forse Steve aveva più ricordi da raccontare di lui! Non direi tuttavia che il motivo di tali amnesie sia che quel periodo non era stato importante per loro, soprattutto per Richard, ovviamente, che alla fine si unì ai Porcupine Tree. Penso che sia stato un periodo importante anche per Mick Karn, dato che voleva Steven come chitarrista sia in studio che in tour con JBK nel 1997.

Marco: Nel corso degli anni sei riuscito a riscoprire diversi gioielli audio/visivi che raccogli sul tuo canale YouTube, penso ad esempio alla versione integrale del secondo concerto dei no-man a Hemel Hempstead nel 1989 o alla versione acustica di ‘Shell of a Fighter’ cantata da Steven nel 2000. C’è una “gemma” in particolare che sei fiero di aver scoperto? Su cosa, invece, hai messo gli occhi e speri di trovare in futuro?

Matt Hammers: La cosa più difficile da trovare deve essere il filmato di loro mentre suonavano ‘Housekeeping’ nella televisione britannica nel 1993. Questo documento è sicuramente sorprendente, perché quell’intera era dal vivo è un buco nero. Ci sono tantissime foto del tour del 1992 con Jansen, Karn e Barbieri, grazie a molti fan dei Japan, e ci sono anche alcune sessioni radiofoniche dal vivo che sono piuttosto belle, ma non c’è praticamente nulla del tour del 1993, ad eccezione di due sessioni acustiche, un bootleg e quel filmato televisivo di cui avevo solo sentito parlare ma mai visto, finché non sono riuscito a metterci le mani sopra, il che è stato incredibile. Ho dovuto ottenere il permesso da Tim per condividerlo, perché so che è molto suscettibile riguardo alle esibizioni dal vivo, anche oggi, ma questo era qualcosa che è stato davvero felice di mostrare.
Sono felice che ti sia piaciuto il filmato della loro esibizione al Band Search nel 1989, penso che sia Steven che Tim lo abbiano visto. La cosa ancora più interessante è che Jakko Jakszyk era tra il pubblico per questo concerto, essendo uno dei membri della commissione  che doveva decidere quale band fosse la migliore sul palco quel giorno, e molti anni dopo lavorò con Steven su The Raven, come così come in tutti i remix dei King Crimson. È incredibile pensare che in quel periodo Jakko stesse già lavorando con Gavin Harrison: in qualche modo tutto torna!
In realtà ci sono alcune cose su cui vorrei davvero mettere le mani o riscoprire. La prima cosa è un’estrapolazione dal vinile della versione originale di Loveblows & Lovecries. Tim e Steven presentarono quella versione dell’album al management, ma fu rifiutata perché mancava di papabili successi commerciali, quindi dovettero rielaborarla, e quella rielaborata è la versione che abbiamo. La versione originale avrebbe incluso la versione più lunga di ‘Tulip’, la traccia di apertura sarebbe stata ‘Loveblows’ prima di ‘Taking It Like a Man’. La seconda cosa è, ovviamente, qualcosa registrato o fotografato professionalmente dal tour del 1993 con Chris e Silas Maitland (non sono parenti). Un’altra cosa importante sarebbe qualsiasi tipo di documento sul disco “perduto” dei no-man, che sarebbe dovuto essere registrato tra 2012 e 2013. Dopo che i no-man fecero il tour del 2012, Tim voleva entrare in studio con la band e iniziare a lavorare su nuovo materiale. Presentò alcune demo a Steven, tra cui ‘The Warm-Up Man Forever’, che era già stato eseguito dal vivo dai no-man nel tour del 2012; ‘Beaten By Love’, che ha una storia molto più lunga, essendo in realtà scritta per i no-man nel 1987; Sing To Me e ‘Moonshot Manchild’ [tutte poi pubblicate come canzoni soliste di Tim Bowness negli anni successivi]. Steven non diede seguito a tutto questo. Nessuno tranne loro conosce il motivo, forse era semplicemente troppo occupato avendo appena pubblicato Grace for Drowning e dato che stava lavorando su The Raven. Ad ogni modo, convinse Tim a pubblicare quelle canzoni in un disco solista, contribuendo con il mix e la produzione, e così nacque Abandoned Dancehall Dreams. A quel tempo Tim non aveva una grande carriera da solista, avendo pubblicato solo My Hotel Year nel 2004, che era stato creato solo per adempiere ad alcuni obblighi contrattuali con la One Little Indian, quindi Abandoned Dancehall Dreams è forse il suo primo disco solista “vero”, di cui è decisamente orgoglioso. Quindi, questa è una cosa che mi incuriosisce davvero: come sarebbe stato questo disco, se fosse stato effettivamente registrato e pubblicato come un disco dei no-man? In generale, mi piacerebbe avere qualsiasi tipo di demo.

Marco: La band ha recentemente aperto una pagina BandCamp, potrebbero pubblicare alcune di queste cose proprio lì.

Matt Hammers: Recentemente l’ho suggerito a Tim. Hanno molte delle prime tracce rimasterizzate oggi, considerando che Steven ha inserito alcune delle prime canzoni dei no-man nel CD per l’edizione deluxe del suo libro Limited Edition of One. Quella che mi ha entusiasmato di più è stata ‘Beaten by Love’ che, come ho detto prima, è stata successivamente registrata come canzone solista da Tim Bowness per il suo disco solista Abandoned Dancehall Dreams del 2014. È incredibile come abbiamo la demo originale dei no-man, un’altra versione realizzata da Tim e il produttore David Kosten [conosciuto con il nome d’arte di Faultline, che ha co-prodotto The Future Bites e The Harmony Codex di Steven], una versione dal vivo eseguita da Tim e Peter Chilvers e la versione finale, definitiva, del 2014. Mi piacerebbe che ristampassero anche Lost Songs, una compilation pubblicata nel 2001 dalla Burning Shed con un sacco di canzoni mai pubblicate e scritte durante la loro carriera fino a quel momento.

Marco: Nessuna possibilità per una ristampa di The Girl From Missouri, il primo singolo dei no-man, tanto odiato dalla band? [ride]

Matt Hammers: Devi chiederlo a Tim! [ride] Quella è una traccia che odia, anche se odia molto di più il videoclip di ‘Only Baby’. Quella era la “hit pop” che avevano dovuto scrivere per Loveblows & Lovecries. Il videoclip è veramente atroce. Ce l’ho, è in mio possesso, ma mi è stato chiesto per favore di non pubblicarlo!

Marco: Parliamo del cofanetto Housekeeping. Come sei stato contattato da Tim e come si è sviluppato il tuo lavoro?

Matt Hammers: Intorno al 2020, ero fuori con un amico e ho ricevuto un’e-mail da Tim. Mi ha scritto che lui e Steven avevano parlato di questo cofanetto e avevano deciso di chiedermi se potevo scrivere le note. E ovviamente dissi di sì! È stato un sogno diventato realtà, considerando anche che a quel punto non avevo scritto molto per il blog, a parte qualche pezzo sui primi anni e Loveblows & Lovecries. Non mi sarei mai aspettato che notassero quello che stavo facendo, tanto meno che mi chiedessero di scrivere le note. Il boxset era già finito e realizzato intorno al 2021-2022, ma è stato ritardato a causa di problemi contrattuali con l’etichetta OLI, e anche a causa dell’uscita di vari dischi solisti di Tim e Steven e del ritorno dei Porcupine Tree, con l’edizione deluxe di Deadwing e l’album Closure/Continuation e il tour. Alla fine si è deciso di pubblicarlo all’inizio del 2024. Ricordo bene il giorno in cui è stato annunciato, dato che avevo appena visto Peter Gabriel e il giorno dopo sarei andato a vedere gli Slowdive. È stato davvero surreale pensare di aver avuto una parte in tutto questo, ed è ancora più surreale ora avere in mano il cofanetto!

Marco: Quali sono i tuoi prossimi progetti riguardo al blog e, in generale, al mondo no-man?

Matt Hammers: Sto lavorando all’articolo su Schoolyard Ghosts per il blog. Sta iniziando a diventare un progetto più ampio, poiché mi sono reso conto di quanto sia connesso non solo ai no-man, ma anche a Memory Of Machines, il progetto tra Tim e Giancarlo Erra dei Nosound, e a Slow Electric, un album che Tim e Peter Chilvers hanno fatto con un duo jazz estone chiamato UMA. Ci sono due brani su Schoolyard Ghosts profondamente collegati a questi progetti: ‘Beautiful Songs You Should Know’, che è stato scritto da Tim e Giancarlo, e, su Slow Electric, un brano chiamato ‘Another Winter’, che è nato a partire da una demo che alla fine sarebbe diventata ‘Truenorth’ dei no-man.
Sto ancora lavorando alla compilation Lost Songs, dato che quei pezzi sono molto sparsi nel corso degli anni ed è complesso ricostruirne la storia. Ci sono cose davvero interessanti, ‘Love Among the White Thrash’ è la chicca. Naturalmente, visto che hanno appena pubblicato l’album Swagger, dovrò scrivere di quei pezzi.
Mi concentrerò poi sugli anni in cui la carriera solista di Tim ha avuto collegamenti con i no-man – il suddetto disco “perduto” dei no-man che alla fine sarebbe stato Abandoned Dancehall Dreams e Flowers at the Scene, che è stato accreditato come produzione dei no-man; e, infine, Love You to Bits, che sarà interessante essendo l’ultimo, ma anche perché è più o meno connesso a ciò che Steven ha fatto nei suoi ultimi due dischi solisti. Soprattutto il brano ambient ‘Love You to Shred’ mi sembra un precursore della title track di The Harmony Codex!
Quando avrò finito di scrivere riguardo il materiale in studio, inizierò a lavorare sulla parte live. Questa sarà la parte più difficile perché, a differenza dei Porcupine Tree, non abbiamo molti bootleg e registrazioni che ripercorrono la storia della band. Dal 2008 in poi è più semplice, poiché ci sono versioni ufficiali e bootleg di buona qualità. Rintraccerò le performance dei no-man eseguite da Steven e Tim nel corso degli anni. Steven ha eseguito solo ‘Shell of a Fighter’ durante un concerto solista acustico ad Amsterdam nel 2000, mentre Tim, d’altro canto, ha eseguito regolarmente pezzi dei no-man, sia con i suoi numerosi progetti che con le sue band soliste nel corso degli anni. Ci sarà molto da scrivere, sarà difficile cucire insieme le cose.

Marco: C’è qualche altra cosa che vorresti dire, Matt?

Matt Hammers: Spesso mi viene chiesto di band attuali che somigliano ai no-man, quindi vorrei segnalarne alcune. C’è una band americana chiamata Japanese Breakfast, la cui traccia ‘Posing for Cars’ dal loro ultimo disco Jubilee termina con un assolo di chitarra che suona molto simile all’assolo di violino di Ben Coleman in ‘Things Change’; c’è un’artista australiana di nome Hatchie i cui ultimi due dischi assomigliano molto ai primi due dischi dei no-man; ovviamente consiglio anche tutti i progetti di Tim, soprattutto Slow Electric.

ENGLISH VERSION

Marco: Hi Matt! Introduce yourself to the Italian Steven Wilson and Porcupine Tree fans!

Matt: My name is Matthew Hammers and I am the owner and creator of All the Blue Changes – a no-man retrospective, a blog which started as a fan-site and has now become a semi-official chronicle of the history of no-man, the musical partnership between Tim Bowness and Steven Wilson. I first encountered Steven’s music as a whole around 2015-2016, when I heard a track from Fear of a Blank Planet – it was either the title track or ‘My Ashes’. I thought that it was cool, even though at the time I was deeply into other music. However, Steven unexpectedly reappeared when I started getting into King Crimson and I started noticing his name attached all over the remixes that I was getting for Lark’s Tongue in Aspic, Red and Discipline and as time went on I started realizing that I had already heard his name around before. I then went to a record store and bought a copy of The Raven that Refused to Sing, which my father liked a lot, too, being into a lot of classic prog bands. It wasn’t until my second year of university that I finally and properly got into Porcupine Tree. I got into them in the weirdest way, through Richard Barbieri and his connection, obviously, with the band Japan. My first proper exposures to Porcupine Tree were Stupid Dream, Lightbulb Sun and the NEARfest 2001 bootleg, and then I fell in love with everything they had done. No-man entered the picture about a year later, when I noticed there was an album that featured Robert Fripp and multiple members of Japan and Porcupine Tree on it that I never heard of. That was, of course, Flowermouth, my proper introduction to the band. I actually fell in love with no-man – as opposed to it just being another band that I liked – in 2019. I was doing an internship for a stock theater and I was driving back home after a very frustrating day. It was dark, the freeway was mostly empty and the song ‘My Revenge on Seattle’ came on on shuffle. It was the perfect moment for me and it just clicked: what Tim was singing about was exactly the way I was dealing with at the moment. That made me feel like there was something more going on between me and the band, and it planted the seed for the creation of the blog, which happened that December.

Marco: In the blog you retrace the history of no-man, tracing the profiles and peculiarities of individual eras and songs and interviewing its protagonists. You already said when the idea came, but how did it actually develop and how did you manage to get in touch with all the musicians you have interviewed?

Matt: I realized early on that I couldn’t be the only one hearing that music. I started doing some research and I found that there was  very little online about the band. The best way to describe it is that no-man is just a neat two paragraphs summary between Steven Wilson’s achievements. I started digging in, getting ahold of the EPs, the singles and all the material from their earlier stuff phase all the way up to their most recent thing, which is Love You to Bits. And while I had all this material, I figured out that it wasn’t enough if I wanted to write about it, I needed sources beyond that. What is weird is that no-man doesn’t have a lot of press covers: there’s the very early [1990-1993] press cover and something from Schoolyard Ghosts onward. So I thought: “What if I just reach out via mail to some of the musicians that performed in no-man’s records?”
The very first musician I reached out to was Chris Maitland, who actually got back to me with a lovable short email exchange. I then slowly started building a resumé of the people: Carl Glover, who has been involved with almost all the covers, Ian Dixon, who played trumpet and flugelhorn on Returning Jesus and so on, building and building. It wasn’t until June 2020 that I actually got ahold of Tim, just by looking for his management contact and sending a mail. Two days later I had his answer in my inbox, saying that he was up to answer my questions. I sent him around twelve/fourteen of them; he looked at them and said: “Oh, wait! You’re serious, you’re not just a fan!” And that’s how our relationship began. We usually email each other every two or three weeks, and it’s usually not work related. Eventually, as things continued, I kept having lucky breaks, such as Stuart “The Still Owl” Blagden [no-man’s original guitar player in 1989], who actually commented on a YouTube post that I had done. Two very important people I have to shout out are Michael Bearpark, who was one of the very first people that reached out to me, and Peter Chilvers: they have been working with Tim as much if not longer than Steven, and have been very helpful with a lot of the process. Ben Coleman was probably the hardest one to get in touch with, as he basically has no online presence beside a private Facebook profile neither Tim or Michael were sure was actually his. I just sent him a message request and he actually responded. He responded that he hadn’t been talking about no-man for a long time, so I had to convince him, but finally I was able to send him some questions. Not only he sent back his answers, but once I published the interview Tim contacted me and asked if I still had Ben’s email: I don’t think it was directly me, but I like to think I had a little part in getting them back working together, which happened on [Tim’s latest solo record] Butterfly Mind and most recently the round of gigs that Tim has been playing with his current band.

Marco: Tim recently told us he is keen on writing some new material with both Steven and Ben. It’s not a definitive plan, but it’s definitely in his mind.

Matt: Ben said the same when I interviewed him. He wasn’t happy but understood the reason why he was asked to leave the band [during Flowermouth’s recording sessions], ultimately for financial reasons, not being One Little Indian happy with the direction the band had been following. Nonetheless, at the time Steven wanted to explore other musical territories not necessarily involving the violin. It’s so nice to see that, finally, they reconnected, too, as Ben has performed on Steven’s last solo record, on the track ‘Impossible Tightrope’, as well as on Porcupine Tree ‘What Happens Now’ back in 2007-2008.
Speaking of other interviews, I did one with Theo Travis I was not happy about, so I would like to do that once again.
Richard Barbieri and Steven Jansen were other big names. The Steven Jansens’s interview was an interesting one: I sent him some questions and he sent back a very lovely message saying: “Hi Matt, I’m very sorry but I can’t answer this because it’s kind of a blank spot for me. I don’t have any strong memories, why don’t you ask Richard [Barbieri]?”. The funny thing is that when I asked Richard he told me maybe Steve had some more memories than him! I wouldn’t say they don’t have memories because that period wasn’t important to them, especially for Richard, of course, who eventually joined Porcupine Tree. And I think it was an important period for Mick Karn, too, given that he wanted Steven as a guitar player both in the studio and on tour with JBK in 1997.

Marco: Over the years you have managed to rediscover various audio/visual gems that you collect on your YouTube channel, I’m thinking for example of the full version of the second no-man concert in Hemel Hempstead in 1989 or the acoustic version of ‘Shell of a Fighter’ sung by Steven in 2000. Is there a particular “gem” that you are proud to have discovered? What, on the other hand, have you set your sights on and hope to find?

Matt: The most difficult to find must be the footage of them performing ‘Housekeeping on British television in 1993. That bit was definitely surprising because that entire live era is a black hole. There are tons of pictures of the 1992 tour with Jansen, Karn and Barbieri, thanks to many Japan fans, and there are also some live radio sessions that are pretty good, but there is virtually nothing about the 1993 tour, with the exception of two acoustic sessions, a bootleg and that tv footage which I only heard about but never seen, until I manage to put my hands on it, which was incredible. I had to get permission from Tim to upload it, because I know he is very touchy about live performances, even to this day, but that was something he was really happy to show.
I’m glad you enjoyed the footage of them performing at the Band Search in 1989, I think both Steven and Tim saw it. What’s even more interesting is that Jakko Jakszyk was in the audience for that, being one of the member of the committee who had to decide which band was the best one on stage that day, and many years later he worked with Steven on Raven, as well as on all the King Crimson remixes. It’s incredible to think that at that time Jakko was already working with Gavin Harrison: it all comes up, somehow!
There are actually some things I really would like to put my hands on or rediscover. The first one is a vinyl rip of the original version of Loveblows & Lovecries. Tim and Steven presented that version of the album to the management, but it was refused because it lacked commercial hits, therefore they had to rework it, and that’s the version that we have. That original version would have had the longer version of ‘Tulip’, the opening track would have been ‘Loveblows’ going into ‘Taking It Like a Man’. The second one is, of course, something professionally recorded or photographed from the 1993 tour with Chris and Silas Maitland (not related). Another big thing is any sort of document about the “lost” no-man record, which would have been recorded around 2012 and 2013. After no-man did the tour in 2012, Tim wanted to get in the studio with the band and start working on some new material. He presented some demos to Steven, including ‘The Warm-Up Man Forever’, which had already been performed live by no-man in the 2012 tour, ‘Beaten By Love’, that has a much longer story, being actually written for no-man in 1987, ‘Sing To Me’ and ‘Moonshot Manchild’ [all eventually published as solo Tim Bowness songs in future years]. Steven passed on it. Nobody except them knows the reason, possibly he was just too busy having just published Grace for Drowning and being working on Raven. Anyway, he convinced Tim to publish those songs in a solo record, helping with the mix and the production, and that’s how Abandoned Dancehall Dreams was born. By that time Tim hadn’t had a big solo career, having just published My Hotel Year in 2004, which was set up just to fulfill some contract duties with One Little Indian, therefore Abandoned Dancehall Dreams is possibly his first ‘proper’ solo record, which he’s definitely proud of. So, that’s something I’m really curious about: how would this record have been, if it had been actually recorded and published as a no-man record? Generally speaking, I’d like to have any kind of demo.

Marco: The band has recently opened a BandCamp page, they might release some of this stuff there.

Matt: I recently suggested this to Tim. They have many early tracks remastered now, considering that Steven inserted some early no-man songs on the CD for the deluxe edition of his book Limited Edition of One. The one I was excited the most about was ‘Beaten by Love’ that, as I mentioned before, was subsequently recorded as a Tim Bowness’ solo song for his 2014 Abandoned Dancehall Dreams solo record. It’s incredible how we have the original no-man demo, another version made by Tim and producer David Kosten [known with the art name of Faultline, who has co-produced Steven’s The Future Bites and The Harmony Codex], a live version performed by Tim and Peter Chilvers and the final, definitive 2014 version. I would love them to reissue Lost Songs, a compilation released in 2001 through Burning Shed with a lot of songs never released and written throughout their career at that point.

Marco: No chance for a reissue of The Girl From Missouri, the first no-man single that is hated so much by the band? [laughs]

Matt: You have to ask Tim! [laughs] That is a track that he hates, even though he hates the video clip for ‘Only Baby’ much more. That was the ‘pop hit’ they had to write for Loveblows & Lovecries. The videoclip is just atrocious. I have it in my possession, but I was asked please not to release it!

Marco: Let’s talk about the Housekeeping box-set. How were you contacted by Tim and how did your work develop?

Matt: It would have been around 2020, I was out with a friend and I got an email from Tim. He wrote me that Steven and he had been talking about this boxset and agreed to ask me if I would write the notes. And of course I would! It was a dream coming true, considering also that by that time I hadn’t written a lot for the blog, beside some pieces about the earlier years and Loveblows & Lovecries. I would have never expected them to notice what I was doing, let alone asking me to do this. The boxset was already finished and done around 2021-2022, but it was delayed because of contractual issues with OLI, as well as Tim’s and Steven’s solo records and Porcupine Tree coming back with the Deadwing deluxe edition and the Closure/Continuation album and tour cycle. It was finally decided to release it in early 2024. I remember well the day it was announced, as I had just seen Peter Gabriel and I was going to see Slowdive the day after. It was just surreal thinking that I had taken part in this, and it’s even more surreal now to hold the boxset!

Marco: What are your next plans regarding the blog and, in general, the no-man world?

Matt: I’m working on the Schoolyard Ghosts article for the blog. It’s starting to become a larger project, as I realize how much it is connected not just to no-man, but also to Memory Of Machines, the project between Tim and Nosound’s Giancarlo Erra, and Slow Electric, a one off album that Tim and Peter Chilvers did with an Estonian jazz duo called UMA. There are two tracks on Schoolyard Ghosts deeply connected to these projects: ‘Beautiful Songs You Should Know’ was written by Tim and Giancarlo, and on Slow Electric there’s a track called ‘Another Winter’ which is built off a demo that would eventually become no-man’s ‘Truenorth’.
I’m still working on the Lost Songs compilation, as those pieces are very spread out year-wise. There’s really cool stuff in it, ‘Love Among the White Thrash’ being the choice cut. Of course, having them just released the Swagger album, I will have to write about those pieces.
I then will be focusing on the years when Tim’s solo career had connection with no-man – the above mention “lost” no-man record that would eventually be Abandoned Dancehall Dreams and Flowers at the Scene, that was credited as a no-man production; and, finally, Love You to Bits, which will be interesting being the last one, but also because pretty much connected to what Steven has been doing in his last couple of solo records. Especially the ambient b-side ‘Love You to Shred’ appears to me as a pre-course to The Harmony Codex title track!
When I’m done writing about the studio material, I will start working on the live part. This is going to be the toughest one, because, unlike Porcupine Tree, we don’t have many bootlegs and recordings tracing back the history of the band. From 2008 onwards is easier, as there are official releases as well as good quality bootlegs. I will track down no-man material performances made by Steven and Tim over the years. Steven has just performed ‘Shell of a Fighter’ during an acoustic solo gig in Amsterdam in 2000, while Tim, on the other hand, has performed no-man pieces regularly, both with his several projects of his and his solo bands over the years. There will be a lot to write, it will be difficult to sew things together.

Marco: Any other thing you’d like to say, Matt?

Matt: I’m frequently asked about bands that sound like no-man now, so I’d like to point out a few of them. There’s an American band called Japanese breakfast, whose track ‘Posing for Cars’ from their latest record Jubilee ends with a guitar solo that sounds a lot like Ben Coleman’s violin solo on ‘Things Change’; there’s an Australian artist named Hatchie whose last couple of records sound a lot like no-man first couple of records; of course, I recommend all Tim’s projects, especially Slow Electric.